Lo Stato dalla parte dei cittadini: Sergio Bramini consulente del Mise

di Giampiero Rossi per il Corriere della Sera

 

Non posso girarmi dall’altra parte, devo occuparmi dei tanti che come me si sono visti cacciare ingiustamente dalla propria casa“. Sergio Bramini, 71 anni, è l’imprenditore monzese “fallito per colpa dello Stato” che, nonostante il credito di 4 milioni di euro accumulato dalla sua società, si è visto portare via la villa ipotecata per scongiurare il fallimento e salvare la società e i suoi 32 dipendenti. È già a Roma, dove sarà “consulente” del ministro Di Maio.

Che effetto fa lavorare per lo Stato che finora le è stato «nemico»?
«Chi è al governo adesso ha tutt’altra sensibilità. Ricordo bene di aver chiesto aiuto quando c’era il governo precedente, ma mi sono sentito rispondere che non poteva essere creato un precedente, che era troppo tardi. Ma lo Stato non può comportarsi così…».

Luigi Di Maio e Matteo Salvini sono venuti invece a trovarla proprio nella villa che stava per perdere.
«Sì, hanno risposto al mio appello disperato. E credo che la politica debba fare questo, scendere tra la gente, ascoltare i problemi e far sentire vicinanza».

Ma lei per chi votava prima?
«Forza Italia. Poi ho smesso di credere in Dio e anche di votare».

E adesso cosa farà al governo?
«Studierò, ascolterò le associazioni che rappresentano chi vive esperienze come la mia, ho intenzione di radunarle tutte sotto un’unica sigla e proporrò un pacchetto di norme che mi hanno detto che si chiamerà legge Bramini».

Ma in questa campagna elettorale non si è mai sentito usato?
«Certo. Sono stato usato da tutti, anche dalla stampa. Ma a questo devo la notorietà che mi ha reso meno solo di fronte ai 60 agenti in tenuta antisommossa che mi hanno strappato fuori dalla mia casa. Ingiustamente. Non lo auguro a nessuno. Pensi che pochi giorni fa è morto il mio cane: non ha retto l’ennesimo cambiamento di ambiente».