Un’analisi sul terrorismo in Italia: scenario attuale e previsioni future

di Paola Giannetakis, candidato ministro dell’Interno del MoVimento 5 Stelle

Il terrorismo home-grown rappresenta una crescente minaccia per la nostra sicurezza e aumenta di riflesso ed in risposta sia al cambiamento degli scenari internazionali, dai quali per lo più origina, che alle dinamiche sociali ed individuali che crescono nel nostro territorio. I rischi per la sicurezza interna possono essere derivanti da azioni di singoli o gruppi, estremisti di natura violenta, soggetti radicalizzati o foreign fighters reduci dagli scenari di conflitto.

Nel corso degli ultimi due anni, i casi di intercettazione e di successivi provvedimenti giudiziari e / o di espulsione a carico di possibili terroristi e comunque di individui coinvolti in attività di reclutamento e proselitismo sono aumentati. Alcuni dati: 29 gli espulsi dall’inizio del 2018, 262 gli espulsi* dal 2015 ( dati del Viminale* marzo 2018) con un aumento di oltre il 60% dal 2016 al 2017, al 31 dicembre 2017 si osserva un aumento del 9% di arresti di estremisti per motivi religiosi ed un aumento di oltre il 10% di attività di monitoraggio di foreign fighters.
Dal report annuale Europol (TESAT 2017) nel 2016, 718 individui sono stati arrestati per reati legati a sospetto terrorismo jihadista. Il numero degli arresti è particolarmente aumentato in Francia (da 188 nel 2014 a 429 nel 2016).

E’ ragionevole ritenere che il fenomeno sia ancora sommerso e quindi prevedere una crescita e non una scomparsa del fenomeno. Pertanto i dispositivi adottati, che oggi appaiono adeguati agli interventi di prevenzione e contrasto, in prospettiva della reale evoluzione del fenomeno terroristico, a breve non riusciranno a rispondere con la stessa efficienza.

Elmahdi Halili, arrestato qualche giorno fa, secondo i riscontri ottenuti durante le fasi di indagine era pronto a mettere in atto un’azione terroristica ed era collegato ad una rete che da tempo si era strutturata con l’obiettivo di reclutare soggetti in tutto il territorio nazionale. Gli organi inquirenti sostengono che fosse già nella fase di pianificazione di un attentato. Halili, arrestato e condannato nel 2015, nell’ordinanza di custodia cautelare veniva descritto dal GIP come un soggetto di “elevata pericolosità e potenzialità criminali”, una personalità caratterizzata da «posizioni estremamente radicali», la descrizione attenta del magistrato si è rivelata essere non solo perfettamente aderente alle caratteristiche del soggetto ma lungimirante della sua condotta, quell’osservazione è confermata oggi dal nuovo arresto, esempio pregnante che il percorso che viene definito semplicisticamente radicalizzazione non è di facile trattamento proprio perché non è una patologia ma ha radici profonde nell’individuo.

Il reclutamento, ruolo del web, strumenti investigativi e informativi

L’International Centre for Counter-Terrorism ha pubblicato un report a Marzo, relativo al passato triennio, in cui si analizza la strategia di Daesh di diffondere comunicati, contenuti e messaggi attraverso riviste in lingua inglese al fine di raggiungere individui che vivono in occidente, musulmani ma anche possibili soggetti che possono convertirsi e radicalizzarsi, la stessa strategia di diffusione nella lingua italiana emerge in questi giorni in maniera più intensa, le informazioni sono state rintracciate sui social, in particolare su twitter. Questo dato conferma l’importanza e la crescente necessità di adeguato impiego dei nuovi strumenti tecnologici investigativi digitali e della social media intelligence.

Coordinamento e cooperazione fra le Forze di Polizia

Uno strumento sicuramente valido è rappresentato dal Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (CASA) che permette un rapido coordinamento, tuttavia lo stesso deve essere implementato, arricchito di contributi da parte di tecnici e analisti. Le attività di coordinamento e information sharing fra le varie Forze di Polizia e gli organi d’Intelligence, nonché le attività di cooperazione internazionale, saranno cruciali se realizzate secondo criteri di praticità e pragmaticità e fondate su comuni obiettivi.

La pericolosità sociale

Le misure giuridiche tradizionali sono oggi da rivedere, in particolare il fenomeno della radicalizzazione deve essere affrontato anche nella misura restrittiva modulata da una rivalutazione dello strumento di valutazione della pericolosità sociale. Coloro che mostrano comportamenti di elevato rischio e concreta possibilità di reiterazione del reato devono essere soggetti a misure idonee che hanno come obiettivo la sicurezza della collettività prima di tutto.

Identificazione e protezione dei confini nazionali

Governare adeguatamente i flussi migratori è una priorità alla quale si aggiunge la crescente preoccupazione di questi mesi, i chiari richiami di organi quali Frontex sulla possibilità concreta che molti dei foreign fighters di ritorno entrino nascosti nei gruppi di migrantiche approdano sulle nostre coste. L’emergenza è quindi rappresentata dalla necessità di utilizzare procedure di identificazione veloci, precise e anche di consentire la raccolta di tutti i dati biometrici rilevati in modo da renderli disponibili con immediatezza a tutte le Forze di Polizia. Questo può essere realizzato grazie all’uso massivo delle tecnologie biometriche che consentono il riconoscimento dei soggetti al di la del possesso di un documento di identità. In particolare questo produrrà risultati positivi in presenza di combattenti di ritorno.

La pericolosità dei combattenti di ritorno

La riflessione e la conseguente perplessità sull’effettiva autenticità di intenti di coloro che hanno prima sposato una causa, abbandonando un sistema sociale al quale appartenevano per poi arretrare su posizioni opposte, apre ad uno scenario di incertezza. Quanto questi soggetti nel lungo periodo possano rappresentare un rischio è questione da affrontare in maniera efficace rispettando i diritti ma anche tenendo presenti le criticità che tali soggetti possono rappresentare.

Conclusioni

In conclusione, l’adozione di strumenti di prevenzione, strumenti predittivi di controllo e contrasto, strumenti e politiche sociali, culturali e psicologiche, debbono essere pensati e sviluppati in sinergia e in prospettive di longitudinalità per riuscire efficacemente nel contrasto al terrorismo e all’estremismo di natura violenta.