Il digitale, amplificatore dei diritti di cittadinanza

Da ilblogedellestelle.it

Siamo cittadini del 21° secolo che esercitano – e, anzi, più spesso, ambiscono a esercitare senza riuscirci appieno – diritti fondamentali dell’uomo stabiliti nel 18° secolo, interagendo con istituzioni del 19° secolo, utilizzando tecnologie del 15° secolo. Per non perderci in questo viaggio nel tempo dei diritti e della cittadinanza, proviamo a semplificare:

  • cittadini in questione siamo noi, nessuno escluso.
  • I diritti fondamentali dell’uomo che affondano le loro radici nella dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino scritta e approvata durante la rivoluzione francese nel 1789, appunto nel diciottesimo secolo.
  • Le Istituzioni, Parlamenti, Governi, ecc…, sono quelle datate ‘800 e, sostanzialmente rimaste, sin qui, eguali a loro stesse.
  • E, infine, le “tecnologie”, quelle che ancora oggi utilizziamo di più sono la carta e l’inchiostro, perché senza, ai nostri giorni, la partecipazione del cittadino nella gestione della cosa pubblica, purtroppo, sarebbe impossibile (Schede elettorali, banchetti per la raccolta delle firme ecc.).

Ma il tema è troppo importante per lasciarlo in una dimensione astratta. Facciamo un esempio: La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1789 e, poi, quella dei diritti umani varata dall’assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1948, prevedono che ogni individuo debba avere il diritto di “partecipare al governo del proprio Paese sia direttamente sia attraverso rappresentanti liberamente eletti”. Tale diritto è, sin dalle origini, esercitato nelle stesse forme e con le stesse modalità: il voto per eleggere i propri rappresentanti, utilizzando schede di carta e urne di legno o di cartone.

Le grandi rivoluzioni degli ultimi secoli hanno radicalmente trasformato la società nella quale viviamo, l’hanno resa globale, ci hanno consegnato tecnologie inimmaginabili, hanno allungato enormemente la vita dell’uomo, cambiato completamente le dinamiche del lavoro, della produzione, della mobilità urbana e extra-urbana e, naturalmente, le nostre regole di vita. Ma tutto, senza eccezioni o con eccezioni impercettibili, nell’esercizio dei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino è rimasto drammaticamente eguale al passato. E questo, naturalmente, si traduce in un sacrilego sacrificio di democrazia, di libertà e di cittadinanza. Potremmo tutti, nessuno escluso, partecipare di più (ma verrebbe da dire effettivamente), al governo nel nostro Paese se solo si riuscisse a trovarsi tutti d’accordo nella centralità dei diritti di cittadinanza digitale per il futuro del nostro Paese e della nostra società.

L’accesso a internet, il possesso di un adeguato livello di educazione digitale, l’identità digitale, l’utilizzo di piattaforme di partecipazione digitale alle decisioni che contano per la nostra vita, quella dei nostri figli, quella delle nostre imprese, sono solo alcuni, tra i tanti che sarebbe urgente affermare, diritti di cittadinanza digitale che si configurano quasi come diritti-presupposto per l’effettivo esercizio di diritti vecchi di secoli che costituiscono il fondamento della nostra democrazia. E nel rivendircarne l’urgenza, l’importanza, l’irrinunciabilità non c’è davvero nulla, o almeno nulla dovrebbe esservi, di rivoluzionario o sovversivo.

Le nuove tecnologie abilitano forme di partecipazione diretta al governo del Paese perfettamente coerenti con la nostra Costituzione e, prima ancora, con la dichiarazione universale dei diritti umani proprio come le automobili, i treni e gli aerei hanno accorciato le distanze e amplificato la libertà di spostamento di tutti noi. Dovrebbe essere naturale consegnare agli uomini di questo secolo diritti e strumenti, neppure moderni ma semplicemente contemporanei, per esercitare diritti che ci appartengono da secoli e senza i quali la nostra democrazia non sarebbe mai nata e oggi non esisterebbe.

Ed è urgente prenderci questi diritti per garantirci e garantire a tutti che, almeno quegli stessi diritti fondamentali ormai vecchi qualche secolo, continuino a esistere in futuro. Poi si tratterà di chiederci se e quali nuovi diritti, diversi da quelli di ieri, il nuovo ecosistema tecnologico imponga di riconoscere a ogni individuo sulla terra.

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