Pa, smart working sarà la norma

Di seguito la mia intervista a Nicola Pini per il quotidiano Avvenire.

Ministra, coma sta la Pa in queste settimane drammatiche?

È una situazione che ha costretto a prendere una strada che era già in parte tracciata. Di smart working si parla da tanto tempo e ora l’emergenza ci ha messo di fronte alla necessità di potenziare subito questo strumento. La risposta è stata positiva. In taluni casi stiamo già passando dalla sperimentazione all’ordinarietà del lavoro agile. Penso alla Città Metropolitana di Torino, a Bari, alle Regioni, ma anche molti piccoli comuni, oltre agli Enti centrali e ai Ministeri che erano già ben avviati su questo percorso.

Ha qualche dato sulla diffusione dello smartworking?

I monitoraggi dell’ultimo triennio indicano che alcune amministrazioni centrali superavano il 10%, ma nel complesso si superava appena l’1%. Oggi le ultime rivelazioni indicano che la Presidenza del Consiglio ha oltre l’80% del personale in smart working. Alla Regione Marche su 2.080 dipendenti lavorano da remoto in 1.300m in Veneto 1.430 su 2.750. Dati molto positivi anche all’Inps con l’85% e al Comune di Roma con l’80%. In questi giorni difficili non riusciamo ad avere una mappatura completa, i dati arrivano ancora in modo frammentario. Ma il monitoraggio è cominciato e presto sarà a regime.

Il lavoro a distanza applicato così d’improvviso permette di adempiere alle varie funzioni o serve solo contro il contagio?

Dobbiamo fare di necessità virtù. Finora è stato usato poco. ora è diventato obbligatorio per limitare spostamenti e contatti ma il grande passo sarà quello di riuscire a mantenerlo anche dopo l’emergenza per una alta percentuale di lavoratori. L’obiettivo della Pa non deve essere più quello di tenere tante persone negli uffici. Il lavoro va collegato a quanto si produce, a un’ottica di risultato. Bisogna passare a una nuova concezione che ragiona per obiettivi. Gli studi nel settore privato dimostrano che con il lavoro agile la produttività aumenta.

I provvedimenti del Governo per la funzione pubblica la soddisfano?

Sono soddisfatta perchè in pochi giorni è stata quasi fatta una manovra finanziaria e le principali esigenze della funzione pubblica sono state recepite. Come la norma per velocizzare l’acquisto di materiale informatico e al rafforzamento dei sistemi operativi per far funzionare lo smart working così come il sostegno dei picchi di traffico da parte dei gestori di telefonia mobile, oltre alle norme per sostenere i lavoratori pubblici. Certo, se in passato si fosse portato avanti con più efficacia il progetto di banda larga oggi ci saremmo trovati in migliori condizioni.

L’emergenza ha messo a nudo un ritardo italiano nelle infrastrutture digitali?

Sappiamo che la banda larga non copre tutto il paese e i servizi digitali non possono essere al top. oggi abbiamo una situazione a macchia di leopardo. L’impelementazione della banda larga sarà uno degli obiettivi del prossimo provvedimento del governo per supportare l’economia e accellerare gli investimenti.

Nel decreto sono previste procedure accellerate per gli appalti di reti digitali. CI sono timori per la cyber-sicurezza?

Io non ho questo tipo di percezione, mi pare che ci sia una chiara richiesta delle amministrazioni di avere procedure più snelle. Siamo in una fase nella quale non ci possiamo permettere passaggi burocratici troppo lunghi. Non credo che ci siano queste problematiche.

Sindacati e lavoratori pubblici come stanno reagendo a questa emergenza?

La risposta in generale è stata buona ma dipende anche dalle attitudini e dalle competenze digitali di ognuno. È soprattutto la parte dirigenziale che ha l’onore di ricoprire quel ruolo ad avere anche l’onere di riorganizzare e riconcepire l’attività lavorativa e stabilire degli obiettivi per il personale. È una sfida che può anche fare paura ma dobbiamo cogliere la palla al balzo e la dirigenza deve dimostrare di avere quella marcia in più senza la quale non si dovrebbe guidare il personale.

Forse gioca a sfavore l’età media del pubblico impiego?

Sì, siamo sui 50 anni. Il tema della formazione c’è ma oggi un 50enne ha lo smartphone e la smart tv e se ha voglia può assolutamente fare di tutto.

Ci attende una nuova stretta sull’operatività della Pa?

Non serve, è già prevista l’ordinarietà dello smart working salvo obblighi indifferibili e in ogni caso con turnazioni e senza assembramenti di personale.

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