Smart working nella Pa: passiamo dalla sperimentazione all’ordinarietà

Facciamo di necessità virtù, proviamo a ribaltare la delicata situazione che il Paese sta vivendo e incoraggiamo la rivoluzione dello smart working nella Pa, passando dalla fase di sperimentazione all’ordinarietà. Abbiamo emanato stamattina una circolare ad hoc che fornisce alle amministrazioni ulteriori strumenti organizzativi in tal senso e che incoraggia il lavoro agile anche con mezzi tecnologici che appartengono al lavoratore.

Ne ho parlato al Messaggero. Ecco qui l’intervista:

Per i dipendenti in quarantena è stato deciso di non applicare la decurtazione dello stipendio nei primi 10 giorni di assenza. C’è l’ipotesi che questa decisione venga allargata?

«In primo luogo, con il nostro intervento, oltre a garantire una immediata e necessaria tutela per chi è interessato dalle misure di prevenzione del Covid-19, abbiamo previsto che ogni ricovero ospedaliero presso strutture del Servizio sanitario nazionale e l’erogazione di prestazioni rientranti nei Lea non comporti alcuna decurtazione così come già avviene nel privato». 

Allargherete la misura?

«Per ora abbiamo fatto questo passo avanti importante per i diritti dei dipendenti pubblici».

Nel recente decreto del governo per affrontare l’emergenza della chiusura degli uffici pubblici la Pa ha deciso di spingere sullo smart working, il lavoro agile. È già possibile registrare una risposta a questa novità?

«Proprio oggi ho emanato la circolare specifica sul lavoro agile che incoraggia le amministrazioni ad avvalersi di questo strumento che, a prescindere dalla situazione contingente, rappresenta sicuramente una chance per migliorare il benessere organizzativo, la produttività e la qualità dei servizi erogati, con benefici anche dal punto di vista sociale e ambientale». 

E la risposta?

«Alcune amministrazioni si stanno già attrezzando, penso a Inps ad esempio o, proprio ieri, il Comune di Bari». 

Già nel 2015 fu stabilito l’obiettivo di un 10% di personale in smart working. È stato raggiunto?

«Dopo il primo triennio i dati del 2019 offrono il quadro di una risposta a macchia di leopardo. Credo sia mancato un approccio complessivo che individuasse nello smart working non solo una misura volta a conciliare le esigenze di vita e lavoro, ma anche una valida modalità per assicurare un lavoro performante e il rilancio dei servizi erogati».

La crisi del coronavirus può spingere ulteriormente il lavoro agile?

«Abbiamo una contingenza critica che può contribuire a rendere le amministrazioni più sensibili anche rispetto ai tanti vantaggi del lavoro agile. Noi stiamo dando loro una mano in tutti i modi possibili, anche rafforzando gli approvvigionamenti di Consip. In ogni caso, dal mio punto di vista la strada è tracciata e il percorso, auspico, sarà difficilmente reversibile».

In quanto tempo saranno disponibili le dotazioni tecnologiche necessarie tramite le convenzioni Consip?

«Come confermatomi dai vertici Consip, incontrati di recente, si stanno accelerando le procedure per le acquisizioni di tecnologia e innovazione, grazie soprattutto al meccanismo delle “aste digitali” che accorpa la fase della gara e quella della domanda di fabbisogno da parte degli enti e, a regime, vedrà la nostra centrale acquisti agire come una sorta di “eBay pubblica».

Siamo sicuri che non ci siano resistenze da parte dei sindacati come è avvenuto in Trentino Alto Adige dove un solo docente contrario ha bloccato le lezioni a distanza?

«Ho incontrato i sindacati più volte nelle ultime settimane, non ho rilevato nessuna contrarietà in merito al lavoro agile e, d’altra parte, credo che proprio i sindacati debbano farsi primi interpreti di un cambiamento che va a beneficio dei lavoratori».

Il 2020 doveva essere l’anno dei concorsi pubblici, con l’ingresso di decine di migliaia di nuovi dipendenti. L’emergenza coronavirus rischia di impattare sui programmi rendendo problematici gli assembramenti?

«Per ora sono previste piccole dilazioni nei calendari prove solo laddove strettamente necessario. Ovviamente dipenderà tutto dall’evoluzione della situazione sicuramente è inutile e controproducente sia accrescere la tensione sia sminuire i rischi. Per il resto, un riassetto organizzativo delle prove stesse non comporterà grossi disagi. E naturalmente contiamo di tornare a una situazione di normalità nel più breve tempo possibile. In cantiere, però, abbiamo l’implementazione di nuove modalità di svolgimento dei concorsi per ridurne la durata e rendere più snelle le procedure selettive».

Circolare n.1 del 2020

Sintesi circolare smart working (PDF)

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